Il Brasile di Alfonso

Il Brasile di Alfonso

A differenza dei nostri post “di sempre” riguardo il business col Brasile, la lingua portoghese o argomenti di traduzioni, oggi vogliamo pubblicare un’intervista. Un’intervista ad Alfonso, un ragazzo “normale”, diplomato, laureato, un master. Poi ha conosciuto il Brasile e ci porta la sua esperienza, dalla vita in favela a quella presso le comunità della foresta amazzonica. Ecco il Brasile di Alfonso.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere questo viaggio in Sud America e perché proprio in Brasile?

Ho conosciuto alcuni amici sudamericani e brasiliani, in Italia, presso il centro internazionale di Loppiano, vicino Firenze. Ero stato chiamato per dare una mano nell’insegnamento della lingua italiana ad alcuni giovani che avrebbero trascorso un periodo della loro vita lì, lavorando e studiando, a contatto con culture di tutto il mondo. Cosi l’incontro con alcuni di loro destava sempre più la mia curiosità di apprendere diverse lingue e conoscere altre culture, in particolare la lingua portoghese e la cultura brasiliana. Il loro paese è nato dall’incontro di diverse realtà, da quella africana a quella europea, e questo ha dato vita ad un mix effervescente. Tutto ciò era chiaramente visibile nel loro modo di rapportarsi, così decisi che avrei voluto conoscere di persona questa realtà.

Qual è stata la tua prima impressione scendendo dall’aereo?

Appena scesi dall’aereo ebbi una sensazione di mancanza di respiro, dovuta alla differenza di pressione dell’aria dell’interno, rispetto all’ambiente esterno. Una grande emozione. Ero arrivato nell’altro continente e mettevo piede in una terra sconosciuta, tutta da esplorare. Eravamo partiti in 5 per questa avventura e lì ci aspettavano altri amici con i quali avremmo condiviso il nostro periodo di permanenza lì. Il viaggio era stato lungo e abbastanza turbolento, così ero riuscito a dormire poco, ma la stanchezza non superava la grande voglia di scoprire e tuffarsi in questa avventura.

Come hai gestito la differenza di lingua e la comunicazione?

Avevo avuto qualche approccio alla lingua portoghese grazie alle mie conoscenze, ma non sapevo parlarla e capivo veramente poco. Nonostante questo ostacolo riuscivamo a comunicare con le persone del posto grazie ad alcuni amici che ci facevano da traduttori. Ma ci sono state anche altre forme di comunicazione, piccoli gesti che nascevano spontaneamente e che rendevano divertente il nostro scambio.

Come è stato lavorare con i ragazzi delle favelas?  

L’esperienza con i ragazzi delle favelas è stata fantastica. Conoscere un’altra cultura ti apre la mente, ma questa esperienza fu molto speciale proprio grazie all’incontro con questa realtà particolare. Lavoravamo insieme, costruendo e riverniciando campi da calcio del centro sociale che ci ospitava. E quando lavoravamo, eravamo uguali, ognuno con la sua fatica da donare per raggiungere l’obiettivo insieme. In realtà loro avevano un po’ più fiato, probabilmente abituati al clima caldo e umido caratteristico del Brasile del Nord, la zona della nostra missione. Ricordo che facevo la doccia almeno 4 volte al giorno.

Potresti descrivere una giornata nella foresta amazzonica?

Per alcuni giorni partimmo per entrare nella foresta amazzonica e conoscere le comunità che l’abitano. La loro vita è completamente diversa da quella del mondo occidentale sviluppato. Nella foresta gli unici rumori sono quelli che la natura offre. I bambini di 5 anni sapevano guidare molto bene le canoe con le quali ci spostavamo lungo il fiume per raggiungere una meta  nella foresta. Dopo un po’ di cammino si arrivava alla scuola, completamente all’aperto con una piccola capanna, qualche sedia e una lavagna. I ragazzi svolgevano anche lavori come tagliare la legna e costruire piccole barche. Alla sera ci si ritrovava nel luogo centrale della comunità e si preparava un grande fuoco, intorno al quale si danzava, si mangiava e beveva. Alla fine si andava a dormire sulle amache predisposte in capanne aperte.

Quali valori e quali differenze hai sperimentato in quei luoghi?

La semplicità è una caratteristica tipica delle popolazioni che abitano la zona nord del Brasile, soprattutto quelle che vivono in condizioni di povertà. Inoltre ho trovato l’allegria, la vera gioia dello stare insieme e una grande apertura verso lo straniero. Questi valori credo rappresentino anche le differenze con la nostra società dove invece purtroppo diventano sempre più rare.

Cosa vuol dire distaccarsi per un periodo da tutto il “benessere” che ci circonda?

Il benessere definito dalla nostra società sviluppata non credo abbia un significato valido. Lo definirei meglio con il termine “benavere”. Distaccarmi da tutto questo materiale, mi ha dato la possibilità di riscoprire la gioia delle piccole cose, e del rapportarsi con gli altri. Molto spesso le cose materiali ci isolano, ci fanno credere che possiamo fare a meno dell’altro. Ho sperimentato che non vi è niente di più falso. Le persone che ho conosciuto in questa esperienza sono di certo le più felici che ho mai incontrato. La vera povertà credo sia quella delle relazioni che viviamo noi oggi, e sicuramente questo distacco mi ha permesso di apprezzare molto più anche il materiale che posseggo, senza però darne troppo importanza e riscoprendo invece il dono che è chi mi passa accanto.

Perché hai deciso di apprendere la lingua portoghese?

Ho deciso di studiare la lingua portoghese per avere maggiori possibilità di rimanere in contatto con quel mondo che ha stravolto la mia visione della vita. Adesso sento di godere molto più di ogni singolo momento che vivo riuscendo a dare le giuste priorità. La lingua portoghese poi è affascinante, possiede suoni unici ed espressioni originali, soprattutto nella diversificazione brasiliana, anche a livello linguistico infatti l’unità nella diversità ha dato vita ad un vero e proprio capolavoro.

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Federico Morato
Federico Morato

Ingegnere gestionale e consulente appassionato di imprenditorialità, lingue e Brasile. Dopo un'esperienza di due anni in Brasile, crea Brazicious, un'agenzia di traduzioni specializzata in traduzioni da e in portoghese. "Nordestino de coração", parla fluentemente quattro lingue e ama i ritmi musicali forró e axé, tipici del Nord-est del Brasile.

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