Il Portoghese Brasiliano: l’uso del diminutivo

Il Portoghese Brasiliano: l’uso del diminutivo

Il portoghese brasiliano, principalmente nei ceti più popolari, ha una peculiarità che lo differisce e lo allontana da quello parlato in Portogallo. Addirittura, in molti casi, il portoghese europeo parlato, é completamente incomprensibile ad un brasiliano. Tale peculiarità, tipicamente brasiliana, non è invece presente in Portogallo, paese in cui la maggioranza della popolazione riesce a capire abbastanza bene il gergo brasiliano e, talvolta, anche imitare con successo la peculiare forma di parlare verde-oro.

Ciò si deve alla presenza costante di prodotti audio-visivi di matrice brasiliana in Portogallo, dagli anni 70 in poi, che ha prodotto due o più generazioni di portoghesi che possiedono totale padronanza del nostro modo di parlare, e sono inoltre costantemente aggiornati riguardo al nostro gergo, tramite le telenovele che hanno una presenza fortissima in Portogallo. Tale interazione non succede, invece, in Brasile. Molte volte i portoghesi credono sia una barzelletta quando dico loro che i film portoghesi in Brasile vengono proiettati con i sottotitoli, perché se così non fosse, sarebbero completamente incomprensibili al pubblico brasiliano. Non riescono ad immaginare che questo succeda, però è la pura verità!

L’uso del diminutivo

Ciò si deve, dall’indipendenza brasiliana, nel lontano 1822, ad un costante allontanamento delle espressioni vernacolari portoghesi in favore di un’espressione tipicamente brasiliana; ossia, se siamo indipendenti dobbiamo anche parlare in un’altra maniera, esprimere le nostre emozioni e le nostre affettività di una forma più congeniale, dimostrando la nostra diversità dall’antica madre patria.

Gilberto Freyre (1900 – 1987), forse il più grande sociologo brasiliano, ha espresso questa diversità di esprimersi in tutta la sua opera. Ad esempio, quando si riferisce alla tendenza ad usare sempre il diminutivo, tendenza questa non presente in Europa. La sua spiegazione è semplice e, sicuramente, potrà essere d’aiuto a tutti coloro per cui questa diversità espressiva, così larga, così profonda, è sempre stata un mistero.

Dice Freyre che la lingua portoghese non è stato imparata dai brasiliani attraverso le vie ufficiali o ufficiose, come l’insegnamento nelle scuole, che praticamente erano inesistenti nel periodo coloniale, ovvero “parlata da bocca bianca”. E’ stata invece imparata “parlata da bocca nera”, tramite le schiave a cui le signore portoghesi affidavano, nei primi anni, i loro figli.

Senza dubbio, la lingua madre dell’elite brasiliana è stata rielaborata tramite la presenza, costante nei primi anni di vita, dalla “mãe preta” (la madre nera), un’istituzione coloniale presente in tutte le parti del Brasile dalla metà del secolo XVI fino alla fine del secolo XIX (con la fine della schiavitù) ed anche oltre, nei primi anni secolo XX, quando la schiavitù non c’era più, però la servitù era comunque nera.

Ossia, in poche parole, l’impiego del diminutivo come un marchio del portoghese parlato in Brasile nasce, appunto, da questo “portoghese maternale”, “portoghese infantile” imparato nei primi anni di vita da quelli che, in seguito, sarebbero stati i componenti  dell’elite del paese indipendente.

È interessante notare che questa affettività casareccia e genuina presente nell’uso costante del diminutivo sia una maniera di far fronte ad un uso rigido, grammaticale, ufficiale (pubblico) della lingua, contrasto presente in tutta la storia brasiliana, che fa si che i brasiliani, per lo meno quelli con una padronanza almeno buona della lingua, riescano ad esprimersi sia nel registro colto, sia nel registro popolare, dipendendo della situazione in cui si trovano.

E, sempre di più, in Brasile, le situazioni stanno diventando sempre più familiari che formali, opzione per una maggior libertà comunicativa, presente anche in politica, come si potrà notare dai pronunciamenti ufficiali. L’ex presidente Lula da Silva è un ottimo esempio di questa tendenza.

Vogliamo così iniziare, con questo post, un viaggio nelle forme espressive del portoghese brasiliano, una sorta di viaggio nell’affettività e nella familiarità presente in tutte le manifestazioni che un turista o uno straniero che debba soggiornare in Brasile dovrà affrontare.

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Federico Morato
Federico Morato

Ingegnere gestionale e consulente appassionato di imprenditorialità, lingue e Brasile. Dopo un'esperienza di due anni in Brasile, crea Brazicious, un'agenzia di traduzioni specializzata in traduzioni da e in portoghese. "Nordestino de coração", parla fluentemente quattro lingue e ama i ritmi musicali forró e axé, tipici del Nord-est del Brasile.

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